Anti Aging, Inflamm-aging e Medicina Integrata

 

O. Sponzilli

 

         Nel 2000, il gruppo di Franceschi1 ha coniato il termine "Inflamm-aging" per fare riferimento a uno stato pro-infiammatorio di basso grado, che appare durante il processo di invecchiamento.

Nella sua produzione hanno un ruolo importante i macrofagi, lo stress cellulare e i fattori genetici.  Inoltre si è ipotizzato che questo ambiente infiammatorio può predisporre l'organismo allo sviluppo di varie malattie legate all'età.

         La presenza di un fenotipo pro-infiammatorio nei mammiferi è legato ad una aumentata espressione di geni legati alla infiammazione e a risposte immunitarie nei tessuti, con aumento  di citochine nel siero, come la IL-6 e il TNF-α e con l’attivazione dell’ NF-KB che è il principale regolatore delle risposte infiammatorie.

         L'infiammazione sistemica legata a inflammaging aggrava ad esempio la patologia vascolare e provoca aterosclerosi.

         Il cortisolo è un potente agente antinfiammatorio sebbene induca catabolismo proteico, ad esempio nei tessuti muscolari e promuove anche il riassorbimento osseo

         L’infiammazione cronica influenza anche la resistenza insulinica nei muscoli e nei tessuti adiposi e disturba il mantenimento dell'omeostasi energetica e le funzioni di sopravvivenza cellulare. 

         L’inflammaging induce l’antinflammaging sostenuta dal cortisolo ed induce insulino-resistenza con incapacità da parte del fegato di rispondere allo stimolo insulinico volto a spegnere la produzione di proteine leganti gli ormoni. Ne consegue una iper-produzione epatica di queste proteine, tra cui la cortisol binding globulin con conseguente inattivazione del cortisolo e vanificazione del processo di antiinflammaging per coesistenza paradossale di  immunodeficienza ed infiammazione.

 

 

[1] Franceschi C, Bonafe M, Valensin S, et al. Inflamm-invecchiamento. Una prospettiva evolutiva sulla immunosenescenza. Ann. NY. Acad. Sci. 2000, 908: 244-254

 

         Il fenomeno di anti-inflammaging, principalmente esercitata dal  cortisolo, con il passare del tempo diventa causa di una marcata riduzione delle funzioni immunologiche. La coesistenza con l'aumento dei livelli di citochine pro-infiammatorie  (inflammaging), ha un impatto negativo sul [1]

metabolismo, sulla densità ossea, sulla forza, sulla tolleranza allo sforzo, sul sistema vascolare, sulla funzione cognitiva, e sull'umore.

 

 

 

         L’inflammaging potrebbe essere quindi considerata alla stregua di una sindrome autoimmune contro il sistema immunitario innato e lo sbilanciamento tra inflammaging ed antinflammaging come uno squilibrio tra il sistema immune innato e quello adattativo

Questo accumulo di cortisolo è altresì responsabile di molte problematiche dell’invecchiamento (sarcopenia, osteoporosi, sindrome metabolica, diabete, sovrappeso, neurodegenerazione ed immunodepressione).

         La profonda disarmonia ormonale caratterizzata da un progressivo calo del GH, IGF1, melatonina, ormoni sessuali, leptina (nei soggetti normopeso leptinosensibili), adiponectina, ormoni tiroidei, da una parte e incremento dei livelli di cortisolo, insulina, grelina, orexina, prolattina, FSH, LH, dall’altra, favorisce l’aging e le patologie correlate.

         Gli effetti benefici dell’infiammazione attraverso la neutralizzazione degli agenti sfavorevoli nei primi anni di vita e nell'età adulta

diventano dannosi in età avanzata essendo questo un periodo non previsto evoluzionisticamente.

Da punto di vista biologico esistono sei reazioni possibili dei tessuti e degli organi:

1.    Escrezione

2.    Infiammazione

3.    Deposito

4.    Impregnazione

5.    Degenerazione

6.    Neoplasia

 

Le prime due fasi sono le più benigne:

 

1. l’escrezione è la più dolce delle riposte biologiche

 

2. l’infiammazione acuta è come un inceneritore tossinico.

Per scatenare una reattività infiammatoria nei tessuti, gli organismi multicellulari hanno bisogno della collaborazione biologica dei microrganismi per infiammarsi.

         È il S.N. che invia il segnale relativo alla patologia infiammatoria da produrre (solo i tessuti innervati possono infiammarsi).

         Subentrano poi delle fasi più importanti

3. il deposito determina la formazione di calcoli, adiposità (malattia metabolica), placche ateromatose, gotta, silicosi

4.   l’impregnazione nella quale non cè più reversibilità, ma cronicità: èqui che si instaura l’inflamm-aging.

5.   la degenerazione che equivale a una senescenza tessutale con conseguenti fibrosi, cirrosi, metaplasie, displasie, enfisema, diverticolosi, diabete, scompenso renale, neoplasie. Le tossine superano la membrana cellulare inducendo una modifica del patrimonio genetico.

 

         Il processo di invecchiamento è anche associato a un declino delle capacità autofagiche che pregiudicano una pulizia cellulare, con conseguente aggregazione proteica e accumulo di mitocondri disfunzionali che provocano la produzione di specie  reattive dell’ossigeno (ROS) e  stress ossidativo.

         Recenti studi hanno chiaramente indicato che la produzione di ROS indotta dai mitocondri danneggiati possa stimolare pericolosi fenomeni intracellulari multiproteici chiamati “Inflammasomes”: sensori multiproteici intracellulari in grado di riconoscere vari  segnali di pericolo, indotti da patogeni o da stress cellulare, che una volta attivati sono in grado di stimolare risposte infiammatorie

 

Interazione tra autofagia e inflammasomes

nella generazione di inflammaging

 

         Normalmente, l'assorbimento autofagico dei mitocondri disfunzionali impedisce l'eccessiva produzione di ROS e in questo modo l'attivazione di inflammasomes.

         Tuttavia, durante l'invecchiamento, il calo di capacità autofagica e l'aumento della produzione di ROS attivano le inflammasomes che provocano un basso grado di infiammazione in diversi tessuti e in questo modo si inibisce l'autofagia e si accellera il processo di invecchiamento. (figura)

 

         Gli interventi terapeutici possono modulare gli effetti dell’infiammazione e delle malattie legate all'età.

 

 

 

A livello di terapia è interessante prendere in considerazione il fenomeno dell’ormesi.

         L’ormesi è una funzione adattativa caratterizzata da una risposta bifasica dose-dipendente, che si manifesta come conseguenza dell’esposizione a un range molto ampio di stimoli.

         I meccanismi di controllo omeostatico e ormetico sono presenti in tutti i sistemi biologici, rispondono autonomamente a cambiamenti di stato o ad alterazione di meccanismi regolati indotti da agenti esogeni2.

         L’Ormesi è un piccolo segnale stressogeno (mild stress) che genera a livello cellulare una risposta protettiva. Lo stimolo stressogeno provoca una risposta molecolare con azione riparativa chiamata HSP (Heat Shock Proteins, costituita cioè da un gruppo di proteine, altamente conservate nel corso dell’evoluzione, essenziali per la sopravvivenza delle cellule quando esposte ad eventi in grado di perturbarne l’omeostasi)

In risposta all’ormesi si producono sostanze come il resveratrolo e le sirtuine che regolano la replicazione e la morte cellulare.

         Possiamo quindi distinguere:

Molecole anti-aging : SIRTUINE

Molecole pro-aging:  INSULINA

 

[2] Amendola, Cerioli, Migliore, 2006. Ormesi: la rivoluzione dose-risposta. Monografie APAT, pp. 1-30

 

 

 

Inflamm-aging e Agopuntura

 

L’agopuntura può considerarsi un mild stress uno stimolo ormetico a livello della matrice extra cellulare

Perché l' agopuntura sia pienamente efficiente, è opportuna una  integrazione nutrizionale di acqua e dei sistemi tampone necessari a contrastare la disidratazione e l’acidosi tipicamente associate all’infiammazione.

         La riduzione nel livello di infiammazione tramite l’agopuntura è promossa attraverso la riattivazione della risposta immunoendocrina sistemica del paziente.

         Una vastissima bibliografia testimonia che l'agopuntura può  sopprimere l'espressione di IL-1beta, di IL 6 e del TNF alfa. Sull’inflammaging hanno  effetto sia l’agopuntura classica, sia l’elettroagopuntura:

 Elettroagopuntura a bassa frequenza (4Hz) ed alta intensità.

 Elettrostimolazione ad alta frequenza (200Hz) e bassa intensità.

 

Le sperimentazioni con elettroagopuntura sono in genere a bassa frequenza (entro i 10Hz).

         Gli agopunti più ricorrenti nelle sperimentazioni sono: LI4, LI11, ST36, ST44, VG 20, L 3.

 

 

Inflamm-aging e Omeopatia

 

L’omeopatia si sposa egregiamente col concetto di ormesi

“Tutte le sostanze sono tossiche, solo la dose fa la differenza tra un veleno e un medicamento” (Paracelso, XVI secolo).

 

         La reazione all’alta diluizione è spesso opposta a quella osservata a basse diluizioni: un composto può avere effetto protettivo sugli effetti tossici dello stesso o di altri composti; un agente pro-infiammatorio può presentare ad alte diluizioni effetto anti-infiammatorio.

         L'effetto del farmaco di tipo omeopatico      potrebbe perciò spiegarsi in due modi:

il farmaco stimola alcuni meccanismi biologici che sono inibiti o bloccati dai fattori patogenetici esogeni o endogeni,

il farmaco inibisce un meccanismo di risposta che è attivato in modo sproporzionato o distorto dall'agente causale della malattia.

        

         A prescindere dal campo strettamente omeopatico, nella letteratura scientifica biomedica sono riportati parecchi casi di effetti duplici con vari composti, a seconda delle diverse dosi impiegate o delle differenti condizioni sperimentali. Per esempio, questi effetti paradossali sono stati riportati utilizzando prostaglandine, beta-proteina amiloide, radicali liberi dell’ossigeno, ossido nitrico, neuropeptidi, citochine, insulina, acetilcolina, trombina, agenti antiinfiammatori non-steroidei.

 

         L’attività antinfiammatoria dei composti omeopatici è stata  valutata dal gruppo di Bellavite in varie serie di test di infiammazione nel ratto.

 

Alcuni rimedi a spiccata attività anti-infiammatoria sono:

 

Arnica montana,

Atropa belladonna,

Apis mellifica,

Hamamelis virginiana,

Lachesis, 

Phosphorus

 

Inflamm-aging e Omotossicologia

         Diversi sono i complessi omotossicologici che agiscono a livello 4 dell’impregnazione: inflamm-aging

         Gli stimolatori dei sistemi enzimatici a base di Ubichinone, di Coenzima A, Acido ascorbico, Acido  alfa lipoico, ecc.

         I complessi omotossilogici possono essere somministrati in combinazione con NAC e con Glutatione per contrastare gli effetti dell’inflamm-aging o anche essere infiltrati nei punti di agopuntura per sommare due stimoli sinergici

 

 

Bibliografia essenziale

 

 

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Prof. Osvaldo Sponzilli

Direttore Ambulatorio di Medicina Anti Aging, Ospedale San Pietro FBF, Roma. Docente di Medicina Integrata, Università Tor Vergata, Roma